Verso Rio+20

12 Ott

Manca meno di un anno per il prossimo meeting di Rio+20, un summit che si preannuncia decisivo per la  creazione di una Green Economy Roadmap per la tutela degli ecosistemi e per una produzione energetica a zero emissioni.

Per questo la settimana scorsa oltre 1400 giovani provenienti da 118 differenti nazioni si sono riuniti in Indonesia per quello che è stato il meeting mondiale più grande a 9 mesi da Rio+20. ‘I governi ascolteranno’ questa è l’affermazione che da più parti si è ripetuta: Rio+20 dovrà infatti essere una pietra miliare per gli sforzi a livello mondiale su argomenti quali la distruzione ambientale e la promozione dello sviluppo sostenibile.

I giovani sono quelli che rischieranno di perdere di più nel prossimo summit e, come è stato scritto nel documento redatto al termine del meeting, si può leggere: Il futuro del nostro pianeta – il nostro futuro – è in pericolo. La nostra generazione è stata testimone di come i segnali di pericolo a Rio nel 1992 siano diventati la realtà su cui si affaccia Rio+20: povertà, cambiamento climatico, inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali sono i sintomi dei nostri percorsi di sviluppo non sostenibile. Noi sentiamo, capiamo e sappiamo che non possiamo aspettare un’altra generazione, fino a Rio+40 prima di agire.

Gli argomenti che saranno affrontati dal summit saranno infatti:

–      risorse : l’ipersfruttamento da parte di una piccola parte della popolazione del globo costa in termini di instabilità economica e sociale

–     clima: 1/3 delle specie viventi è messa al rischio dalla massiccia immissione di CO2 nell’atmosfera

–   povertà: 1 persona su 5 vive con meno di un 1,25 dollari al giorno, un miliardo non ha accesso alla corrente elettrica e 2,5 sono senza servizi igienici

–      nucleare: opposizione alla costruzione di nuove centrali

–     ambiente: misure contro l’eccessivo sfruttamento degli ecosistemi marini e pluviali e contro il degrado urbano

Intanto l’Europa si sta muovendo verso la strutturazione di un nuovo ampio piano (da presentare entro il primo novembre) che dovrà culminare con Europa 2020. Ci chiediamo quanto senso abbiano tali mosse, seppur importanti ed essenziali, senza la presa di coscienza globale e senza un serio coordinamento. Il rinunciare a scelte coraggiose che solo in questo passo della storia possono essere fatte comporta un futuro decisamente incerto e destinato all’arbitrarietà dei soliti – pochi – noti , forti del proprio strapotere.

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