Agra cultura

10 Ott

Molti lo considerano un movimento carino, qualcosa di underground o, peggio, periferico o, magari, un’arma per prendere i voti.

Niente di tutto questo per un soft power che sta crescendo sempre più: il food movement, o movimento per il cibo, ancora considerato da molti come una preoccupazione della classe media per il mercato degli agricoltori, per gli orti urbani e per i pranzi salutari nelle scuole.

Osiamo dire di no. È qualcosa di rivoluzionario che accomuna e gli agricoltori della Florida e gli abitanti dell’India. Non ha solo il potenziale di cambiare il modo in cui mangiamo, ma anche il modo in cui vediamo il mondo stesso. Qualsiasi soluzione ai problemi della povertà, della fame, dell’ingiustizia, delle pari opportunità, o meglio di pari diritti, passa per un’agricoltura che rispetti la vita, nella sua accezione più ampia.

Una vera e propria agri-cultura, come afferma lo scrittore Jules Pretty, che punta alla sovranità alimentare: l’attuale sistema , oltreché fortemente depauperante dal punto di vista delle risorse, nega la parità alimentare. Si produce cibo a sufficienza,  ma non ce n’è per tutti.

Ci sono due problemi che tale movimento cerca di sviscerare e risolvere:

  1. non è il cambiamento tecnologico che contribuirà alla risoluzione del problema alimentare
  2. il mercato dell’agricoltura è dominato dai broker e dal mercato dei future

L’ossessione produttiva appartiene all’agricoltura industriale, non a quella sostenibile. Non solo inquina, ma indebolisce e criminalizza la natura eliminando le relazioni con l’ambiente, con l’habitat.

Le regole del mercato agricolo e delle modalità produttive sono lo specchio della nostra società, dove un agricoltore negli Stati Uniti ha l’aspettativa di vita di 49 anni, le multinazionali con il loro disprezzo per i sindacati portano i lavoratori più poveri ad un salario di 1,5 dollari all’ora e le bugie sono un classico: nonostante gli OGM siano quasi la totalità dei prodotti coltivati negli USA quali mais e soia, la maggior parte dei consumatori sostiene di non esserne mai venuta a contatto.

L’invisibilità, tuttavia, ancora paga in un sistema da riformare.

fonti: internazionale.it

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