Bike revolution

4 Ott

L’invenzione migliore dell’uomo non è stata la ruota. Casomai due ruote. Parliamo della bicicletta protagonista di quella che alcuni definiscono come la ‘bicirivoluzione’. Però siamo cauti con tale enfasi.

È vero, però, che in Italia quasi un abitante su due ha una bicicletta e come è pure vero che queste biciclette non si vedono tanto per la strada. Una strada che, a conti fatti, pare in salita, nonostante siamo il sesto Paese per il numero assoluto di biciclette nel mondo. Rispetto al 2001, dove solo il 2,9% della popolazione sceglieva la bicicletta come mezzo di trasporto, siamo arrivati al 9%, localizzati soprattutto nelle città e nel Nord. Ma guardando bene i dati siamo fermi al 3,3% per il tragitto casa-lavoro e al 3,8% se si considera la popolazione ciclistica in generale.

Le motivazioni principali nell’uso della bici sono , nell’ordine, la possibilità di mantenersi in forma e in salute, di usare bene il tempo libero, di evitare gli ingorghi , di contribuire alla diminuzione dell’inquinamento.

Una realtà che poi sta sempre più prendendo piede è il bike sharing con un’utenza potenziale nel corso del 2011 pari a 200mila persone, servizio diffuso in 151 città italiane. Siamo ancora molto indietro rispetto a tante realtà europee, come Lione o Parigi. Basti pensare che Milano, Modena e Cuneo, le città più attrezzate per lo bike sharing, arrivano ad un rapporto bike sharing/abitanti pari a uno a mille, mentre nelle metropoli francesi si arriva a uno a 160 per Lione e addirittura uno a cento per Parigi. Aggiungiamo che la sola Barcellona è arrivata a ben 130mila utenze. Basta poi scendere la Penisola per scoprire che Centro e Mezzogiorno sono indietro: a Firenze e Napoli il bike-sharing ancora non esiste. A Roma, la cui esperienza è partita alcuni mesi prima di Milano, il servizio stenta a decollare.

C’è ancora molto da fare a livello italiano, ma la situazione appare promettente. Ci sono poi degli oggettivi limiti: la difficoltà dell’uso, l’accessibilità per gli anziani, il divieto per i minorenni, l’assenza del sellino per i bambini, e i costi d’investimento elevati che, per città in perenne deficit, sono difficili da realizzare e pensare perché i tagli all’ambiente sono spesso i primi ad essere realizzati.

fonti: corriere.it

ecodallecitta.it

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